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I TEMPLARI

L'aspetto più avvincente della figura dei TEMPLARI è senza dubbio il loro abbigliamento, ma più di tutte la nostra fantasia rimane colpita dalle armi che utilizzavano i cavalieri. Il loro periodo inoltre, corrisponde all'invenzione degli altiforni con i quali si cominciarono a forgiare le prime armi in lucente acciaio.

L'armamento del cavaliere era indicato nella regola:
- la spada
- i coltelli (da carne e da pane, sempre alla cintura)
- il camaglio (o cappuccio, formato da anelli di ferro intrecciato)
- il cappello di ferro (l'elmo)
- gli speroni
- lo scudo

Nella stessa regola, era evidenziato l'aspetto molto sobrio di tali oggetti infatti dovevano essere privi di metalli preziosi ed abbellimenti, e che il cavaliere del tempio non ne era proprietario ma responsabile dell'uso e della manutenzione degli stessi.

La Spada: simbolicamente importantissima, ricavata da un pezzo unico, lavorato dalle abili mani dei fabbri; la qualità dell'acciaio la rendeva quasi magica, e naturalmente anche molto costosa da realizzare (quindi riservata ad una fascia di acquirenti decisamente di ceto nobile).Poteva essere ad una mano, ad una mano e mezza detta anche bastarda e a due mani.
Il peso della spada variava tra il chilo e mezzo ed i tre chili (pesanti e molto lunghe usate in combattimento a cavallo).

L'elmo poteva essere uno zuccotto o una cervelliera, magari con un paranaso, leggero e con ampia visuale in campo, ma poco protettivo; oppure un elmo pentolare che copre tutto il volto ed il collo, molto protettivo durante gli urti di cavalleria a colpi di lancia, ma ingombrante e con poca visibilità nel momento in cui il cavaliere era in duello corpo a corpo.

Il corpo era protetto da un giaco imbottito di crine e ricoperto di strisce di cuoio, oppure da squame dello stesso materiale sovrapposte, o ancora da una cotta di maglia di ferro intrecciata con la stessa tecnica del camaglio.
La tunica bianca era adornata da una croce rossa simbolo di crociata permanente.
Le mani erano protette da spessi guanti di cuoio ricoperti a loro volta da rinforzi sempre in cuoio o dalla maglia di ferro, così come le gambe coperte da lunghe calze su cui si infilavano pesanti mutande di ferro sorrette da corregge di cuoio.
La lancia, spesso una lunga asta di legno con una punta di ferro ad un'estremità, ben diversa da quelle da torneo della fine del XIV secolo.

Il cavaliere (normalmente membro cadetto di una famiglia nobile) spesso rimediava con il bottino di guerra o dei tornei, dove l'avversario sconfitto era tenuto a pagare un riscatto in denaro od in beni materiali. Gli scudieri raccoglievano sul campo i pezzi di armamenti abbandonati, mescolando così pezzi di differente manifattura.

" NON NOBIS DOMINE, NON NOBIS. SED NOMINI TUO DA GLORIAM ".

 

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